IPOTESI DI ESPROPRIAZIONE, LA COSIDDETTA ESPROPRIAZIONE "LARVATA"

Una prima questione da affrontare è quella dell'individuazione della ricorrenza del fenomeno espropriativo, non tanto per individuare i casi in cui risulta possibile intraprendere il relativo procedimento ablatorio, materia riservata allo studio del diritto amministrativo, quanto al fine di comprendere la differenza tra esso e l'imposizione di limitazioni di carattere legale alla proprietà.

Sotto questo profilo non può sicuramente essere accolto il concetto tradizionale, in base al quale l'espropriazione ha luogo nella sola ipotesi in cui si verifica il trasferimento della proprietà di un bene dal precedente proprietario ad un soggetto diverso, mentre ricorrerebbe il caso del limite legale quando fossero comunque imposte limitazioni anche piuttosto gravose alla concreta fruibilità del bene.

La Corte costituzionale ha infatti chiarito con numerosi interventi che devono essere qualificati come aventi natura espropriativa anche quei provvedimenti che strettamente non potrebbero essere definiti "ablatori ", non determinando per il proprietario la perdita del diritto e la correlativa attribuzione di esso ad altro soggetto. Ciò ogniqualvolta si venga ad incidere sostanzialmente sulle facoltà di godimento e di disposizione del proprietario e di conseguenza sul valore economico del bene.

Il Giudice delle Leggi ha così dato vita alla nuova figura delle c.d. espropriazioni " anomale " o " limitazioni espropriative", ritenendo illegittime, sotto il profilo del principio di eguaglianza, le norme che, non riguardando intere categorie di beni, avessero permesso l'imposizione su singoli beni determinati di limiti di natura tale da incidere su quello che può essere configurato come contenuto minimo del diritto di proprietà.

Facendo applicazione di questo principio è stata dichiarata l'incostituzionalità delle servitù militari previste dall'art. 2 della legge 20 dicembre 1932, n. 1849 (abrogata dall'art. 22 della legge 22 dicembre 1976, n. 898) , che concedeva alle autorità militari poteri discrezionali di imporre vincoli, senza indennizzo, sulle proprietà vicine ad opere militari.

Inversamente la Corte costituzionale ha escluso la natura espropriativa delle norme di legge in base alle quali viene prevista l'imposizione di limitazioni o di vincoli ad un' intera categoria di beni identificati con criteri oggettivi e stabiliti a priori. Ciò anche se si palesassero come necessari successivi provvedimenti amministrativi volti esclusivamente ad individuare in concreto l'appartenenza dei singoli beni alla categoria delineata dal legislatore. In tal modo è stata considerata legittima l'imposizione di vincoli anche molto penetranti a tutela di bellezze naturali (c.d. vincoli paesaggistici), di parchi nazionali, di beni aventi valore storico, artistico o archeologico, di collezioni, di autostrade, ecc.