IL PRINCIPIO "POSSESSO VALE TITOLO"

Nell'ambito delle modalità di acquisto di un diritto a titolo derivativo, si può riferire dell'operatività della regola che si compendia nel brocardo in base al quale nemo plus íuris transferre potest quam ipse habet.

La forza di tale principio, che va ravvisata, ancor prima che nelle regole giuridiche, nella logica formale, è messa a dura prova in relazione ad eventualità la cui verificazione pratica si potrebbe definire tutt'altro che infrequente. Si tratta degli atti di alienazione di beni mobili non registrati, vale a dire delle cose che, nella vita di tutti i giorni, costituiscono una parte cospicua dei minuti commerci che si svolgono.

Qualora un soggetto vendesse una cosa mobile, pur non vantando sopra di essa alcun diritto, in ossequio della regola sopra citata, l'acquirente non dovrebbe acquistarne la proprietà, essendo anzi tenuto a restituire il bene all'effettivo proprietario. Questa ipotesi viene comunemente annoverata tra le alienazioni a non domino, vale a dire provenienti da colui che non è proprietario del bene.

Si può comprendere agevolmente che, nell'ipotesi in cui si dovesse fare rigorosa applicazione del principio " nemo plus juris...", il traffico giuridico ne risulterebbe enormemente pregiudicato. Poiché, in sostanza, nessuno che volesse acquistare un bene potrebbe dirsi sicuro che chi lo vende ne sia l'effettivo proprietario, seguirebbero difficoltose ricerche volte a stabilire che, a ritroso, vi sia stata una serie regolare ed ininterrotta di vendite effettuate a domino.

Per quanto attiene ai beni immobili ed ai mobili registrati (autoveicoli, navi ed aeromobili) il problema non si pone (a meno che, di fatto, sia mancata la registrazione, poiché la legge ha previsto idonee forme di pubblicità, vale a dire la trascrizione nei registri immobiliari, l'effettuazione della formalità presso il P.R.A., etc.). E' invece ovvio che similmente non si sarebbe potuto disporre per quanto attiene ai beni mobili in genere.

Per questa ragione la legge, nell'interesse generale, contempla in materia di beni mobili una regola speciale all'art. 1153 cod.civ.Visualizza articolo, istituendo il principio che suole essere compendiato sinteticamente come "possesso vale titolo". Questa locuzione vuole significare che il possesso viene a svolgere la funzione di un titolo acquisitivo autonomo, in relazione al quale l'atto assume, unitamente alla buona fede, la funzione di semplice requisito ai fini del perfezionamento della fattispecie.

In base alla norma citata, colui al quale vengono alienati beni mobili da chi non ne è il proprietario, (con l'esclusione delle universalità di mobili, ai sensi dell'art. 1156 cod.civ.Visualizza articolo ) , acquista la proprietà dei medesimi mediante il possesso, purchè sia in buona fede al momento della consegna e vi sia un titolo idoneo al trasferimento del diritto di proprietà (o di altro diritto reale minore).

Elementi della fattispecie acquisitiva, generalmente ritenuta a titolo originario, sono i seguenti:

  1. la sussistenza di un titolo astrattamente idoneo in ordine all'acquisto;

  2. la buona fede dell'acquirente al tempo dell'atto acquisitivo del diritto;

  3. l'acquisizione del possesso da parte dell'acquirente.

Per quanto attiene al primo tra i citati requisiti (pur facendosi rinvio a quanto oggetto di analisi circa i caratteri delle fattispecie acquisitive a non domino in genere) è necessario precisare che tra alienante (non titolare) ed acquirente deve comunque essere intercorso un atto di acquisto in tutto e per tutto valido, il cui unico vizio consista cioè nel promanare da un dante causa sprovvisto della titolarità del diritto oggetto di cessione. In questa ipotesi rientra ogni difetto di legittimazione dell'alienante . Occorre evitare confusione con altri casi, quali ad esempio l'alienazione effettuata da un incapace in difetto di provvedimento tutorio (ciò che cagiona annullabilità dell'atto), ovvero la stipulazione conclusa da un falsus procurator la quale, come vedremo, deve essere ritenuta inefficace. La sussistenza del titolo idoneo deve essere provata da chi se ne giova, non potendo presumersi in base alla semplice consegna della cosa, la quale potrebbe intervenire anche in base ad un rapporto che non prevede il trasferimento del diritto di proprietà.

Per quanto invece attiene al secondo tra i requisiti citati, si è detto che l'acquirente deve essere in buona fede nel tempo in cui il bene gli viene consegnato,

Per il concetto di buona fede non si può che fare rinvio a quanto oggetto di esame in tema di distinzione tra possesso di buona e di mala fede, con particolare riferimento alla presunzione di cui all'art. 1147 cod.civ.Visualizza articolo.

Infine l'ultimo requisito è attinente alla indispensabilità che l'acquirente abbia conseguito il possesso del bene. La legge tutela infatti l'acquirente soltanto a condizione che sia intervenuta la consegna materiale della cosa a favore di costui. L'efficacia acquisitiva di cui all'art. 1153 cod.civ.Visualizza articolo deve ritenersi intervenire a titolo originario: conseguentemente la proprietà viene acquistata libera da diritti reali minori altrui che non risultino dal titolo (II°comma art. 1153 cod.civ.Visualizza articolo). D'altronde, se la forza della fattispecie di cui alla norma in esame è tale da determinare l'acquisto della proprietà (a scapito di colui che ne era anteriormente il titolare), a maggior ragione essa vale in pregiudizio dei titolari di diritti reali minori.